DIMMI DELLE COSE AL PLASTIC #3

è fine aprile. esplodono le rose nei boccioli. non ce la fanno ad uscire. ce la faranno. intanto consiglio LA MACARENA SU ROMA di IOSONOUNCANE. E’ un disco uscito lo scorso anno, più o meno, per la Trovarobato. Ha una copertina su cui c’è una piantina di Roma virata azzurro/indaco, e persone con la testa di cane. Cani diversi e persone diverse. Quindi al limite, data la cartina ed i cani, avrebbe potuto risparmiarsi titolo e presentazione.

invece no.

perchè c’è la macarena.

Iacopo ha colpito il bersaglio. non sappiamo se l’avesse inquadrato, questo bersaglio, oppure se il suo centro sia stato casuale. in effetti in queste canzoni lancia ovunque ogni cosa: melodie, voci, vocine, casse, chitarre. Concetti compiuti ed immagini fatte di suoni e parole che sono più che compiute (sono scogli che la mattina ti svegli e scopri che ce l’hai sulla pancia ed allora voglio vederti ad alzarti…). Però non sono qui a svelarvi i risvolti. Il disco lo scoprite da soli. da sole.

io sono qui per la macarena.

ho deciso che il fuoco del disco è lì. il punto dove ti metti e lo cogli tutto. dove ti arriva addosso e non fai fatica ad ascoltare. c’è una canzone nel disco che si intitola come il disco. partite da lì. io personalmente partirei anche dalla 7, che ha trasformato IOSONOUNCANE in uno dei miei maestri di vita, quelli che dicono cose che poi mi servono nelle giornate quotidiane, per capire cosa succede, per tenermi stretta la felicità, per scalciare via la tristezza. ma ripeto, sono qui per la macarena.

ballo di gruppo. vagamente acid, avevo letto che piaceva anche ad Ibiza. da noi è sprofondata subito nella genealogia dei watussi e delle lambade, quel miscuglio di esotismo e di danze tribali, con l’uomo bianco rigidamente in pentola e sfioricchiare di gonnellini di paglia dappertutto.

da noi non si vede niente di tutto questo. niente culi in ondulazione, niente bacini scapestrati, niente tette imperiose. tuttalpiù messeinpiega, camicie a righe, mezza età a secchiate, orchestra in playback, odore di gratin, ascelle sudate, tavoli da sparecchiare. e via sotto il palco. su la gamba e gira. eeeeeeeeeeeeeeeee macarena! tan tan tan tantan…..eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee macarena!!

il nostro Iacopo raccoglie per noi tutto il dramma che può nascondersi (e sostenere?) queste vite, lo fa sprofondare su di una poltrona, lo sintonizza su canalecinque, domenica pomeriggio senza senso, un uomo che guarda le mutande delle vallette e si eccita. fino a qui siamo dalle parti dello squallore, da rappresentare e goderne, e più squalla e più gode e più gode più squalla. no. qui si va avanti. qui non ci si ferma a fare da supporto a Jovanotti (che in fatto di squallore aveva capito tutto dai tempi della moto e di vasco-non-ci-casco….ops, ho detto vasco?!?).

Iosonouncane fa esplodere l’immagine che ha creato, la mette in cortocircuito con mille telecamere, aggiunge particolari su particolari ( l’estetica dei corridoi, l’ebete automatismo degli ospiti, il macellaio, i ricordi del passato…), ma non ci da tempo, non riusciamo a fermarci, siamo nel vortice della danza, siamo lì ad un passo dal colpo definitivo.

e lui non si risparmia e ce lo da e ci fa vedere LE COSE. ci mostra, facendoci male, che le istanze di liberazione, la violazione delle regole, le pratiche esistenziali innovative, la scoperta della promiscuità sessuale, il corpo è mio e lo gestisco io…tutto questo si è rivoltato nella sua parte fangosa e molliccia, nel nero di un petrolio fuoriuscito da gasdotti del desiderio, traforati dalla potenza delle immagini ripetute, insistite, appiccicose, stuzzicanti ed insieme rassicuranti, perchè sempre uguali e sempre un po’ finte. Gaber sappilo che adesso c’è un sacco di partecipazione. adesso c’è interattività. adesso c’è scambio, consapevolezza. ma non si produce più niente. si sta sempre seduti. si consuma. ci si consuma. senza saperlo. credendo che il mondo sia quello che ci viene detto. che tutto sia così ‘ragionevole’ e ‘spiegabile’. che tutto sia modificabile e non esistano limiti. salvo morire. ma ci pensiamo dopo. quando? dopo dopo.

Iacopo ci mostra ancora di più quanto faccia male vedere che della Libertà si è impossessato un Popolo, a volte francamente imbarazzante rispetto al modo di intendere il vivere. E così tante altre cose, nell’ondeggiare del gruppo che in fila arriva a casa tua, ci vengono portate via. altro che informazioni sensibili e privacy! smontano i nostri meccanismi creativi. vengono a prenderci dentro casa, vengono a mettersi dentro a noi. decideranno le forme di relazione. ci faranno pensare che senza urlare non esista soluzione ai conflitti. ci faranno vergognare del nostro corpo e ci rigetteranno ogni volta su quella poltrona, a rimirare questi prodotti digitali, aggiustati e sagomati, che ci vendono le robe. e poi correremo in bagno a sistemare le sopracciglia. a radere le ascelle. come bambini piccoli. lisci e dipendenti.

Iosonouncane, mentre ce lo racconta con una forza d’immagini e di intreccio e di colori e suoni, ci mostra che qualcos’altro è possibile. che puoi prendere la triste realtà e torcerla e colorarla e fargli i baffi e sorridere a crepapelle fino a che anche lei cederà.

cercate questo disco al Plastic:  guadagnerete anche il sorriso di Mirko, che vi farà ascoltare il disco meglio di qualsiasi download, legale od illegale, abbiate mai fatto.

IOSONOUNCANE – La macarena su Roma : CD – EURO 15,00

1 Comments

enver23/04/2011 21:19

Topazio tu si’ na cosa grande… sequoia!

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