Questa è una rubrica di recensioni di cose che potete trovare al Plastic. Cose da ascoltare, acquistare, utilizzare, guardare, ignorare.
E sono lì, dentro al negozio di via Passeri -qui in rete, nello spazio piatto che scorre su e giù e di lato, le cose esistono un po’ di meno: c’è la loro eco, la risonanza che producono. Dipendenti da chi le rappresenta.
Lì al Plastic -andate al Plastic, quindi!! - acquistano tante dimensioni di realtà: pesano, odorano, sono spigolose, leggere, impalpabili, nascoste (ma te la vedi la musica su quello specchietto colorato che è un cd?), ordinate, lucide, appese, colorate, cariche di informazioni (ma quanto parole ci sono in un negozio di dischi?! E tutte lì belle esposte!), geometriche, significative, inutili. Aggiungi i tuoi aggettivi, vai al Plastic.
Iniziamo questa prima recensione con la PORTA. La porta del Plastic è trasparente e pesante: occorre decisione per aprirla e quando è chiusa lascia vedere cosa c’è dentro. Il suo vetro è cosparso di impronte digitali dei palmi, che le persone appoggiano per guardare dentro, isolandosi dalla luce esterna e concentrandosi sulla presenza di Mirko o di altri clienti. Un periscopio naturale, le cui tracce si sono depositate in anni ed anni, andando a costituire un patrimonio di curiosità, che è una delle fonti di capitale del Plastic.
La PORTA cigola: anzi, ad un cigolìo che parte lentamente, a metà circa dell’apertura, a cui fa poi seguito uno schiocco deciso, come un salto della porta dai cardini, che la fa stabilizzare nell’aperto, nello spalancato. É la colonna sonora dell’accoglienza. E viceversa, quando la porta si chiude, è il sottile ed ironico saluto alla persona che esce, la risata discreta dei materiali legno e vetro, che accompagnano verso il fuori, con i loro occhietti invisibili (ma te li senti addosso quegli occhi, no?), pieni di attesa e gratitudine.
Seconda recensione, la ristampa di PERFECT PRESCRIPTION, il secondo album di SPACEMEN THREE. Se ne può fare a meno? Il disco originale è uscito nel 1987: rispetto al primo album – Sound of confusion- qui viene tolto l’impeto alle chitarre, la forza con cui le corde vengono sfregate e percosse, per lasciarne soltanto il ricordo ondeggiante. Amplificatori sparpagliati nelle molte stanze di un appartamento, con microfoni dappertutto e melodie appese ai muri, da inghiottire con decisioni o spalmarsi sulla pelle con gusto. E stare sempre nella canzone, impuntandosi in circuiti minimali di note, che ti spettinano lisciandoti il cuore.
La ristampa dell’album contiene qualche inedito, ma questo è il gioco delle maggiori dimensioni e del miele per noi mosche. Ma prendete Ode to Street Hassle! Non è una cover della canzone di Lou Reed, presente nell’album omonimo: è una sua celebrazione, che afferra la melodia attraverso cui riconosciamo quel brano (tan tan…tantan tan – tan tan….tantan tan) e ci costruisce ricami di voci e chitarre e violini e ci lascia lì nella sospensione e nella ripetizione, come se non ci fosse nient’altro e nient’altro per cui valga la pena muoversi o stare immobili.
E lo stesso fanno un po’ dopo, con Transparent Radiation, che era Red Crayola (Parable of arable land…c’è pure questo al Plastic!) e che viene maneggiato con estrema cura, fino a che la lucidità dell’oggetto-canzone diventa mancanza di ogni impronta digitale, limpidezza artificiale in cui anche gli affetti -quella cosa tipo ‘amore’- risultano compromessi. Vivi ed insieme tenuti fermi.
Perfect Prescription è da ascoltare compiendo atti di vita quotidiana lentamente, molto lentamente, ascoltando le tensioni muscolari che ci percorrono mentre apriamo una porta, appoggiamo una tazza nel lavandino, indossiamo una maglia. E nella lentezza i suoni si fanno spazio, discretamente.
SPACEMEN 3 – The perfect presciption (CD) 18,00 euro
SPACEMEN 3 – The perfect presciption (LP) 23,50 euro
RED CRAYOLA – The Parable of Arable Land (CD) 17,50 euro
2 Comments
LF09/06/2010 18:01
Yeeh! Grande il disco e il Topazio!
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MIRKOPRATIK09/06/2010 16:57
Topazio nello spazio !